Lo scontro tra Ungheria e Ucraina sulla ripresa delle forniture di petrolio russo tramite l’oleodotto Druzhba sta avendo nuovi e pericolosi sviluppi dopo che Budapest ha confermato la decisione di espellere sette dipendenti della banca statale ucraina Oschadbank arrestati questa mattina, mentre trasportavano denaro contante, durante un normale trasferimento internazionale di denaro dall’Austria all’Ucraina, accusandoli di riciclaggio. Intanto, Bruxelles invita alla calma e parla anche di possibili soluzioni finanziarie per il ripristino dell’oleodotto.

L’arresto degli impiegati di banca avviene nel pieno della campagna elettorale ungherese, con il primo ministro Viktor Orbán in svantaggio nei sondaggi d’opinione a poco più di un mese dal voto.

L’azione delle autorità di Budapest contro i sette cittadini ucraini è stata denunciata dal ministro degli Esteri ucraino, Andriy Sybiha, che ha accusato le autorità di Budapest di aver preso in ostaggio il gruppo di dipendenti il denaro della Oschadbank, sottolineando che Orbán sta trascinando l’Ucraina nella sua “politica interna e nella campagna elettorale”, aggiungendo che Kyiv non tollererà “questo banditismo di Stato”. Kyiv ha inoltre sconsigliato ai propri cittadini di recarsi nel Paese data “l’impossibilità di garantire la loro sicurezza, alla luce delle azioni arbitrarie delle autorità ungheresi”.

Il caso dell’oleodotto Druzhba 

Alla base dello scontro vi è anzitutto la disputa tra Budapest e Kyiv sul passaggio delle forniture di petrolio russo tramite l’oleodotto Druzhba per Slovacchia, Ungheria e Repubblica Ceca. L’oleodotto è fuori servizio dal 27 gennaio. Secondo Kyiv un missile russo avrebbe danneggiato un tratto dell’oleodotto nella regione occidentale ucraina di Leopoli. Tuttavia, Budapest e Bratislava sostengono al contrario che Kyiv stia bloccando intenzionalmente il transito del petrolio russo verso i loro Paesi, mentre l’Ungheria minaccia il prestito di assistenza dell’UE di 90 miliardi di euro all’Ucraina fino al suo ripristino.

Il botta e risposta tra Kyiv e Budapest ha avuto varie fasi negli ultimi giorni. Giovedì durante un briefing a Kyiv, Zelensky ha affermato che l’oleodotto potrebbe essere riparato “in un mese e mezzo” anche se non c’è “alcuna ragione tecnica o di sicurezza per farlo”. Zelensky ha anche  lanciato una velata minaccia al leader ungherese sotto forma di battuta, parlando in merito al veto di Budapest sul sostegno economico a Kyiv da 90 miliardi di euro. “Ci auguriamo che una sola persona nell’Unione Europea non blocchi 90 miliardi di euro (104 miliardi di dollari), o la prima tranche dei 90 miliardi di euro, e che i soldati ucraini abbiano le armi. Altrimenti, daremo l’indirizzo di questa persona alle nostre Forze Armate, ai nostri ragazzi. Lasciamo che lo chiamino e parlino con lui nella loro lingua”, ha affermato.

La risposta di Budapest e del governo guidato Viktor Orbán non si è fatta attendere e ha ottenuto il sostegno anche della Slovacchia. Nella consueta intervista a Radio Kossuth, Orbán ha minacciato di usare “ogni mezzo a sua disposizione” per ripristinare le forniture di petrolio attraverso l’oleodotto Druzhba, tra cui il fermo delle merci importanti per l’Ucraina.

Il primo ministro slovacco Robert Fico ha accusato il presidente ucraino di “grave ricatto” nei confronti del primo ministro ungherese Viktor Orban, che sta bloccando un prestito UE di 90 miliardi di euro a Kyiv, invitano i massimi rappresentanti dell’UE a prendere le distanze da dichiarazioni definite “oltraggiose e ricattatorie”.

Bruxelles invita alla calma e valuta soluzioni al ripristino dell’oleodotto

In merito allo scontro si è espressa anche la Commissione europea, rifiutandosi però di commentare, almeno per il momento, l’arresto dei sette dipendenti della Oschadbank.  “Siamo a conoscenza delle notizie dei media su questa vicenda. Al momento non abbiamo ulteriori informazioni sugli eventi segnalati e pertanto, in questa fase, non ho commenti da offrire”, ha affermato il portavoce dell’esecutivo UE per la Giustizia e lo Stato di diritto, Markus Lammert, rispondendo alle domande dei giornalisti durante il briefing di mezzogiorno a Palazzo Berlaymont a Bruxelles.

I portavoce della Commissione hanno però criticato le dichiarazioni di Zelensky nei confronti del premier ungherese. Parlando sul tema, il vice portavoce capo dell’esecutivo europeo, Olof Gill ha sottolineato che “questo tipo di linguaggio non è accettabile”, precisando che “non devono esserci minacce contro gli Stati membri dell’UE”.

Secondo Gill, in questo momento, l’obiettivo più importante è “erogare il prestito concordato dal Consiglio europeo, un impegno che ci aspettiamo tutti i leader dell’UE rispettino”. Alla luce di ciò, secondo il portavoce UE, “l’escalation della retorica da tutte le parti non è né utile né favorevole al raggiungimento degli obiettivi”.

“Siamo in discussioni attive con tutte le parti con l’obiettivo di ridurre la retorica e realizzare gli obiettivi”, ha poi aggiunto il portavoce della Commissione UE. “Non entrerò nei dettagli di ciò che la presidente ha detto o non ha detto durante la sua telefonata con il Presidente Zelensky”, ma “posso confermare che la Commissione sta valutando le opzioni per sostenere la ripresa delle forniture di petrolio, compreso un possibile sostegno finanziario”, ha affermato Gill parlando in merito alla telefonata intercorsa il 5 marzo tra la presidente della Commissione UE, Ursula von der Leyen, e Zelensky,

I portavoce dell’esecutivo UE hanno inoltre sottolineato che la presidente della Commissione, Ursula Von der Leyen, avvierà colloqui con il primo ministro slovacco, Robert Fico, incentrati sul gasdotto Druzhba, anche se la tempistica di questi colloqui resta indecisa.

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